CICLOSTILE 2.0

ECATOMBE DI [DIS]UMANA AGGREGAZIONE

RIVOLTATEVI NELLA TOMBA
EDITORIALE NUMERO 14

Ho letto e riletto [con molto piacere e non per dovere coniugale] "Confessioni di un misantropo" nei giorni scorsi e sono stato combattuto sul citarlo o meno in questa sede di apertura, finchè poi ho ritrovato alcuni appunti di Albert Camus che dicevano più o meno le stesse cose che Davide aveva scritto nel suo libro. A questo punto era inevitabile per non dire obbligato partire dalle affinità tra i due per iniziare la mia solita noiosissima requisitoria che apre il Tritacarne. Parliamo spesso e a sproposito di rivolta [noi per primi] senza poi dare il giusto peso alle parole, o meglio senza dare un seguito, non dico concreto ma logico a quello che diciamo. Non siamo qui a chiedervi di scendere per strada e rivoltare l'ordine costituito [anche se ammettiamo che la cosa non ci dispiacerebbe in fondo al nostro cuore esausto] ma per invitarvi a rileggere le parole di Camus che nel suo "uomo in rivolta" anticipa quello che poi puntualmente è successo e continua a succedere [per lo meno in questo cazzo di mondo virtuale e reale che gravita intorno a Toten Schwan]. "l'uomo infine non è interamente colpevole, non ha dato inizio alla storia; né è del tutto innocente poiché la continua". Basterebbe solo questa per sintetizzare il nostro stato d'animo nei confronti di tutti quelli che si lamentano per uno stato di cose che non funziona, non è congruo e non rispecchia i valori di uguaglianza e poi una volta trovatisi al posto di coloro che erano soliti criticare si comportano esattamente nello stesso modo se non peggio. Ma a noi piace esagerare e andiamo oltre rincarando con "lo schiavo comincia col reclamare giustizia e finisce per volere la sovranità. Ha bisogno di dominare a sua volta". Credo che non ci sia molto da aggiungere, il concetto è sin troppo chiaro, ma è soprattutto applicabile alle nostre inutilità con cui riempiamo e rompiamo la monotonia delle giornate terrene. Oltre a quanto detto mi punge vaghezza sottolineare come inoltre Camus [se avesse avuto un prototipo di collettivo di controcultura come vogliamo fare credere che sia Toten Schwan oggi] avrebbe senza dubbio puntato l'indice contro chi chiede soltanto, in modo seriale, senza mai concedersi il dubbio se sia arrivato il momento di mettere da parte l'interesse personale per un qualcosa che vada oltre il materiale. Ma per sua fortuna Camus non ha mai messo in piedi o fatto parte di una etichetta indipendente o di quello che le facciamo assomigliare e si è salvato il fegato da una colata di bile altrimenti indigeribile. Mi ritrovo spesso a chiedere [per necessità o per scelta, non è questa la discriminante] pensando [ingenuamente] che quello che ci muove sia comune anche agli altri e puntualmente resto deluso dai muri che trovo prontamente eretti a difesa di un qualcosa che nessuno vuole conquistare. Per fortuna ci sono porte che si aprono quando meno me lo aspetto e che lasciano intravedere scenari tanto inattesi quanto gradevoli, altrimenti avremmo chiuso tutto da tempo immemore. Per cui non posso che chiudere ancora con l'amico Albert: "la bellezza, senza dubbio, non fa le rivoluzioni. Ma viene il giorno in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei". Peace and love motherfuckers. Grazie per il vostro odio.