CICLOSTILE 2.0

ECATOMBE DI [DIS]UMANA AGGREGAZIONE



EDITORIALE NUMERO SETTE
- FIORI E LIBRI -

E' passato un anno e siamo alle solite. Niente pare muoversi e il rischio che l'immobilismo nel quale ci vogliono trascinare riesca a fagocitarci è sempre una minaccia reale. Per fortuna le nostre menti, seppur a fatica, cercano di mantenersi più vive che mai, altrimenti saremmo già pronti per la cremazione. Tutto sta cambiando a sentire loro ma in realtà per noi non è cambiato proprio niente, le difficoltà di ieri sono le stesse di oggi e con molta probabilità saranno qui anche domani. La fatica per portare avanti le nostre idee e le nostre iniziative è diventata una delle nostre migliori amiche. Non ci facciamo spaventare insomma, abbiamo visto di peggio sotto questo punto di vista. Quello che magari fa male è che il trascorrere del tempo pare non aver insegnato niente a nessuno. Come si diceva poco sopra è passato un anno da quando eravamo qui a parlare della rivolta di Gezi Park e sognavamo un cambio di rotta. È passato un anno da quando abbiamo parlato con i ragazzi di piazza Taksim, li abbiamo ascoltati, confortati e perché no, in fondo anche invidiati per la loro voglia di mettersi in gioco. In occasione del primo anniversario delle proteste in Turchia siamo tornati punto e a capo. I manifestanti sono tornati in piazza per rivendicare le proprie idee e come da copione sono partite le repressioni governative con lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma per disperdere la folla. Ma non è degli scontri che vogliamo parlare. Anche se forse a ben vedere, ce ne sarebbe bisogno, visto che la notizia è passata quasi inosservata, compressa tra le farneticazioni postelettorali e gli imminenti mondiali di calcio. Così come poco o niente si è detto quando l'illuminato Erdogan ha proibito l'uso di Twitter e Youtube in Turchia.
Ma se la rivolta dello scorso anno alla fine ha funzionato, se l’organizzazione del parco, con tende, farmacie, punti di ristoro e persino la biblioteca, ha lasciato di stucco tutto il mondo, un anno dopo non possiamo dire che siano stati fatti molti passi avanti. Anzi.
Gezi Park era il simbolo della cittadella Utopica nella quale vorremmo perderci, con la scritta all'inizio della piazza che ribadisce che quando ci si sente oppressi non ci sono colorazioni politiche “Io non sono di destra e neanche di sinistra, io sono çapulcu” (vandalo – la definizione che diede il premier turco dei manifestanti)
Gezi Park aveva insegnato che è possibile sfidare il mondo se si è uniti. Oggi a piazza Taksim regna la calma e il movimento che ha tenuto la Turchia in ostaggio per 19 giorni non esiste più, disperso nei mille rivoli dei distinguo, delle posizioni diverse. Ognuno sulle sue barricate. Noi che a più riprese abbiamo invocato una collaborazione tra tutte le realtà che compongono il “collettivo Toten Schwan” non possiamo che usare questo spunto per rinnovare la nostra spinta ad andare oltre il quotidiano per cercare una crescita esponenziale del pensiero.
Quello che cerchiamo è un segnale che ci porti a pensare che le cose possano cambiare per davvero. Ammettiamo di aver simpatizzato con i ragazzi di Taksim anche per questo. Noi siamo ancora qui, dopo un anno, con ancor più voglia di fare rispetto a dodici mesi fa, sappiamo cosa vogliamo e non intendiamo fermarci proprio ora che le soddisfazioni ci stanno fortificando il morale dopo tanti sacrifici che a prima vista potevano sembrare vani. Abbiamo deciso di riproporre il collage dello scorso numero per far sentire la nostra vicinanza ai ragazzi turchi. Che poi quella degli alberi della piazza abbattuti per far posto all'ennesimo centro commerciale dell'era Erdogan possa essere una scusa per far sentire la propria voce di dissenso non ci importa. Amiamo chi si ribella, sempre e comunque, alle imposizioni. L'importante è avere la possibilità di dissentire, se poi sono alberi o chissà che altro chissenefrega. Ribellarsi è giusto, a priori. Chi tace ha torto, sempre. Parlando di alberi, [in chiusura cerchiamo di sorridere almeno un po'] non può non venire in mente un parallelismo tra quelli di piazza Taksim e quelli della nostrana piazza Verdi a La Spezia, la nostra città natale. Noi all'abbattimento dei pini secolari per far posto alla struttura postmoderna a base di gates metafisici di tale Daniel Buren abbiamo reagito chiamando il Gabibbo di Striscia la notizia. Credo che aggiungere qualunque altra cosa sia superfluo...
fiori e libri in piazza Taksim”